Victoria Day

No class on Victoria DAY weekend - niente lezioni sabato 19 e lunedì 21 maggio

2017/07/05

La parola del giorno: RUBINETTO

Ho incontrato questo termine e la sua origine mi ha fatto venir voglia di condividerlo con voi.
Dal sito "Una parola al giorno" vi propongo:

ru-bi-nét-to
Dispositivo da azionare a mano che, tramite chiave o leva, intercetta e regola il flusso di liquidi o gas
dal francese robinet, diminutivo del nome proprio Robin, a sua volta vezzeggiativo di Robert.

Ovviamente qui il punto è: che diamine c'entra Roberto col rubinetto? Ci arriviamo, ma gustiamoci l'attesa.

Il rubinetto è un dispositivo che tutti conosciamo benissimo: in casa, girando la sua chiave regoliamo l'uscita dell'acqua dalle tubature; ma è uno strumento versatile, che troviamo a intercettare e regolare flussi di liquidi o gas da tanti altri tipi di tubazioni, e perfino da recipienti. Ora, questa parola entra in italiano nell'Ottocento, circa quattro secoli dopo la sua comparsa in francese; e anche in questo caso è stato il dialetto piemontese, naturale intercessore dell'italiano presso il francese, ad averlo dapprima recepito e poi diffuso. La domestica presa sulla lingua si vede nei suoi diffusi usi figurati: finale commovente e si aprono i rubinetti, sei uno scialaquatore quindi chiudo i rubinetti.

Ebbene, ci sono almeno due teorie riguardo al nesso fra il nome proprio 'Robin' (da pronunciare alla francese, grossomodo robèn, non come 'Robin Hood') e il rubinetto. Secondo la prima Robin fu il nomignolo che i francesi affibbiarono amichevolmente ai mascheroni che buttavano acqua dalle fontane pubbliche: e i rubinetti, pur senza volto, li chiamarono allo stesso modo. La seconda, invece, parte dal fatto che 'Robin', in Francia, era un nome molto comune da dare ai montoni (non posso che stupirmi e fidarmi degli studiosi che presentano questo dato): per una certa moda, con tutta evidenza discretamente intensa e sufficientmente duratura, i rubinetti ebbero la chiave a forma di testa di montone, e come si dice Oltralpe, voilà.

Quale che sia la vera verità, possiamo dire questo: che la giusta fantasia nel dare nomi alle cose, a distanza di qualche secolo, può avere esiti sorprendenti.