2019/02/14

San Valentino 2019 e... niente lezione sabato 16 febbraio

Buon san Valentino a tutti con il piccolo scherzo che Maria ci ha inviato. Cosa ne pensate?

Troppo forte!
Arrivederci a martedì 19 o sabato 23 febbraio

2019/01/26

Perché tante parole straniere in Italiano?

Una risposta che merita di essere discussa
da :


..... A illuminarmi è stata una frase dello scrittore inglese Tim Parks, traduttore di vaglia, che in un intervento appunto sui problemi del tradurre (la presentazione dell’annuario di letteratura e editoria Tirature presso il Laboratorio Formentini di Milano) ha dichiarato, di passaggio: l’inglese è una lingua che ha fiducia in sé stessa. Ecco, condensata in una formula efficace, la questione fondamentale. L’italiano – al contrario dell’inglese – è una lingua che non ha fiducia in sé stessa. L’italiano non crede nelle proprie possibilità o nel proprio futuro. È una lingua che non si piace. Non si sente sexy. Non si dà credito. Nutre nei propri confronti una diffidenza viscerale, istintiva, paragonabile solo a quella che gli italiani provano verso la classe politica. E infatti, quando si avverte l’esigenza di conferire a un enunciato o a un discorso un tanto in più di sapore, di efficacia, di espressività, di capacità seduttiva, ecco che si ricorre all’inglese. Lasciamo perdere i casi disonesti (c’è chi usa l’inglese con lo scopo occulto di non farsi capire, o di camuffare o edulcorare verità spiacevoli): il dato preoccupante è l’abuso in buona fede. La tendenza – che a volte si direbbe quasi automatica – di attingere all’inglese ogni volta che si voglia dare alla comunicazione uno smalto, un pigmento, un aroma speciale. Se l’italiano è una lingua eccezionalmente, eccessivamente permeabile, è perché non ripone in sé alcuna speranza o aspettativa.
Per quale motivo? Qui dobbiamo parlarci chiaro. Non diversamente dall’inglese o dal tedesco o dal coreano o di qualunque altra lingua, “l’italiano” è un concetto astratto: in concreto, esistono solo gli esseri umani che parlano. Di conseguenza, ciò di cui stiamo parlando non è un problema linguistico, ma un problema sociale: o meglio, è un problema linguistico, quindi un problema sociale. I linguisti sono i primi a saperlo. Come ha detto Claudio Marazzini – storico della lingua, docente all’università del Piemonte Orientale e presidente dell’Accademia della Crusca – l’eccessiva propensione dell’italiano ai forestierismi dipende dalla fragilità della società italiana. L’Italia è «una nazione che non ha mai avuto confidenza con la propria lingua, in cui il consenso nazionalpopolare non è mai esistito, in cui il sentimento della dignità o potenza della nazione è stato sempre debole, e quando si è sviluppato ha avuto il marchio infamante del fascismo, che resta difficile da cancellare». 

2019/01/11

Il futuro

 Ho trovato interessante questo soggetto/argomento e vorrei condividerlo:

Quando la cosiddetta Rivoluzione Digitale sarà giunta al suo prossimo stadio, già oggi in fase avanzata di realizzazione e di compimento, ci troveremo davanti a un mondo in cui tutto sarà connesso in Rete e molto di ciò che vediamo e usiamo sarà dotato di memoria, sensori, di “occhi” e di intelligenza artificiale.
Avremo automobili che si guidano da sole e che prendono decisioni in autonomia; frigoriferi che guardano al proprio interno e gestiscono le scorte alimentari in funzione delle nostre necessità, dei nostri gusti, delle nostre esigenze sanitarie, delle occasioni di consumo dei cibi e molto altro. Avremo abiti che monitorano la nostra temperatura corporea e si adeguano alle condizioni climatiche, occhiali che non soltanto ci aiutano a vedere meglio, ma che aggiungono informazioni a ciò che vediamo...
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